Como e i suoi monumenti

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Villa Pisa Colli Canepa - ComoComo e i suoi monumenti

Palazzo Porta-Cernezzi

(Sede del Municipio 1616). Medaglie e ricordi di uomini illustri, sotto il porticato interno; nell’odierna sala della finanza, stucchie e affreschi di Gian Paolo Recchi (1630).

Castel Baradello

Via Castel Baradello – Tel. 031 592805 – Visite: giovedì, sabato, domenica e festivi 14.30/18.00 – Per gruppi anche in altri giorni su prenotazione – Ingresso gratuito.
Poche e disparate sono le notizie sull’origine del Castel Baradello, che si vorrebbe far risalire alla denominazione gallica, mentre numerosi sono coloro che vorrebbero attribuire a re Liutprando il merito di aver fatto costruire questa fortificazione. Secondo un’altra ipotesi circa l’origine del castello, questo sarebbe stato costruito nel secolo X, probabilmente dal Vescovo Valdone. Si tratta comunque di ipotesi e argomentazioni prive di prove concrete per poter essere accettate senza le dovute riserve. Uscendo finalmente dal campo delle ipotesi e delle induzioni Giuseppe Rovelli, seguito da Maurizio Monti, sulla testimonianza di Corrado Liechtenau (sec. XII), abate Uspergese, riconobbe che la costruzione del Castel Baradello fu opera di Federico Barbarossa verso il 1158. La costruzione in origine era più vasta, poi rafforzata dai Visconti nel 1300 e smantellata dagli Spagnoli nel 1527. Il superstite mastio alto 35 mt, è collegato alla tragica fine del Napo Torriani che, sconfitto a Desio nel 1277 dall’ Arcivescovo Ottone Visconti, fu rinchiuso per 19 mesi fino alla morte in una gabbia appesa alla parete. La posizione del Baradello all’ imbocco della strada proveniente da Milano e dominante un largo tratto della campagna che si estende verso quella città, costituiva un valido punto di appoggio presso il popolo comasco. A giudicare dai ruderi che tutt’ora si vedono, il Castello era formato da una grossa torre quadrata, da un edificio per abitazione detto palazzo, con annessa anche una chiesetta dedicata a S. Nicola, da due grandi cisterne per la riserva dell’ acqua e da una doppia cerchia di mura. Nel secolo XIII, il Castello Baradello figura come elemento di primo piano per la vita politica di Como. Castel Baradello

Il primo castellano del Baradello venne nominato da Francesco Sforza nell’ aprile del 1450 e fu Giovanni de Ferraris; Altri castellani succedettero al primo fino a quando, nel 1525, Como veniva occupata con 200 spagnoli da Don Pietro Arias, inviato da Antonio de Leyva (luogotenente di Carlo V e governatore di Milano). Don Pietro Arias, nominato nel 1526 governatore della città, si accingeva a difendere contro loe forze alleate di Francesco I re di Francia, Clemente VII e i veneziani che tendevano a rimettere Francesco II Sforza nel possesso del Ducato di Milano; dopo l’arrivo in Italia del maresciallo di Lutrec con nuove forze della Francia( agosto 1527), trovandosi con gli spagnoli ridotti a mal partito, ricevettero l’ordine da Antonio del Leyva di smantellare i fortilizi comaschi tra cui il Castello Baradello, onde impedire che cadessero nelle mani del nemico. Il castello, così smantellato, passò con tutto il colle e i beni annessi in proprietà privata ed in principio dl 1600 ne troviamo in possesso i monaci Gerolomini, dai quali nel 1773 fu trasferito nella nobile famiglia milanese Venino, la quale, intorno al 1825 vi aprì il maestoso viale carrozzabile che conduce da S. Carpoforo alla vasta piazza del castello. Nel 1873 gli stabili furono acquistati dal Cavaliere Gabriele Castellini dal quale passarono per eredità alle nipoti Carolina e Teresa. Nel 1903, riconosciuta la necessità di riparare la torre dalle ingiurie del tempo, si costituì nella città un comitato il quale affidò la direzione artistica dei restauri all’ Ufficio Regionale dei Alla morte di Teresa Rimoldi (1927), per disposizioni testamentarie della medesima, che lasciò erede universale l’ospedale di S. Anna, la torre del Baradello con le relative adiacenze fu donata al Comune di Como. Da allora esso rimase, quale ancora oggi lo vediamo, un rudere abbandonato sulla vetta del monte, ad assistere, qual pensoso vegliardo, alle successive vicende della sottostante città, di cui è pur sempre il simbolo più rappresentativo.

Telefono: 031 592805

Palazzo Vescovile
 Piazza Grimoldi

Fatto costruire dal Vescovo Alberico dopo il 1013. Trasformato da radicali restauri dall’Arch. Federico Frigerio per i quali furono messi in luce alcuni resti dell’originaria costruzione. Nell’interno affreschi del ‘400, ritratti di dei Vescovi di Como ed arazzi del ‘600 continuanti la serie di quelli eseguiti per il Duomo.

Casa del Terragni

Costruita nel 1936 su progetto dell’Arch. Giuseppe Terragni, primo esempio di architettura razionalista.

Tempio Sacrario degli Sport Nautici

Via per Brunate – Tel 031 305958 – Visite: festivi 14.30/18.00 (in altri giorni su prenotazione) – Ingresso gratuito.
Chiesa monumentale dedicata agli sport nautici, in nome della famosa Madonna del Prodigio custodita nel tempio stesso. Il progetto è dell’Arch. Fulvio Cappelletti.

Telefono: 031 305958

Villa Olmo

Villa OlmoVia Cantoni Tel. 031 252443 – 271343 Visite Villa: aperta in occasione di eventi. Visite Parco: orario invernale 9.00/19.00 – orario estivo 8.00/23.00 – Ingresso gratuito.
Il turista che giunge a Como e si affaccia sul grande paesaggio del lago, la vede subito e chiede, colpito dall’elegante sua mole, che cos’è e a chi appartiene. Come quasi sempre accade, all’origine di un monumento celebre o di una fastosa residenza, si scopre qualche insediamento monacale o religioso e anche risalendo nella storia della nostra villa troviamo che nel luogo già popolato di olmi ai tempi di Plinio il Giovane, era stato eretto fin dai primi decenni del secolo XII un convento, con annessa la chiesa di Santa Maria in Vico, appartenente agli Umiliati, ordine che si distinguerà fra l’altro nelle arti tessili nonché per uno spiccato spirito d’indipendenza nei confronti dell’autorità ecclesiastica. Nel 1618 subentrarono i Minimi di San Francesco da Paola, divenuti così proprietari di una ragguardevolissima consistenza terriera. Nel 1664, Marco Plinio Odescalchi, (della famiglia da cui uscì l’austero papa comasco lnnocenzo XI), s’incapricciò di quel sito ameno e vi ottenne la facoltà, lungamente dovuta trattare con Roma, Madrid e Como, essendoci di mezzo diritti pontifici, regi e municipali di costruirvi un “soggiorno suburbano”, permutando il terreno con degli edifici. Gli Odescalchi si rivolsero dapprima ad un architetto Innocenzo Ragazzoni, quindi coinvolsero il più celebre Simone Cantoni, che riuscì a rimediare all’imperizia del suo collega e ad approntare il nobilissimo edificio, ultimato, nella parte centrale, nel 1789, mentre i corpi laterali (più tardi abbattuti), furono aggiunti nel 1796. La superba dimora (la cui dimensione va rapportata anche alla relativa modestia delle abitazioni civili della città), era dunque pronta per un’inaugurazione di rilievo, e a ciò provvide addirittura Napoleone che vi giunse nel 1797 con la moglie Giuseppina e la sorella Elisa. Nel 1825, Villa Olmo fu onorata perfino dall’imperatore d’Austria Ferdinando I, giuntovi con la regale consorte e accolto da Metternich e da Radetzky. Nel 1882, la villa fu acquistata dai Viscontidi Modrone che inaugurarono l’ultimo periodo “padronale” del nostro monumento. Le criticatissime ali che soffocavano la bella facciata neoclassica furono abbattute, venne sistemato l’accesso a lago e si modificò radicalmente l’atrio d’ingresso mediante lo sfondamento del soffitto originario che così come ancor oggi lo ammiriamo si eleva per ben tre piani con un effetto di grandiosa scenografia. La villa fu arricchita di un piccolo teatrino che funziona anche adesso, e l’unico “oltraggio” inflitto al suo interno fu l’insediamento di un ascensore idraulico nella piccola cappella degli Odescalchi, ora tuttavia ripristinata. Sul frontone fu issato il biscione dei Visconti. Nel parco retrostante, sistemato all’inglese, fa bella mostra di sé l’inevitabile “tempietto neoclassico”. Nel 1927 con la grande Esposizione Voltiana, fu inaugurata la proprietà comunale e da allora la villa diventò il naturale centro delle attività culturali comasche: concerti (specialmente quelli curati dall’Autunno Musicale, un festival di fama internazionale), spettacoli teatrali, congressi (resi efficienti anche grazie al sistema televisivo), dibattiti e mostre: ricordiamo quelle dedicate al Luini, a Le Corbusier, all’età neoclassica in Lombardia. All’interno si vedono belle e decoratissime sale: duella centrale, quella delle Nozze, duella di Bacco e così via, ornate da affreschi di buona scuola. Nel giardino all’italiana, ben disegnato e tenuto, innalzavano i loro rami due bellissimi olmi, ricordo e vestigio dell’antichissimo boschetto che offriva la sua ombra anche a Plinio, ma una folgore li abbattè, proprio come successe a quello immenso e secolare descrittoci dalle vecchie cronache. Ora sono state messe a dimora delle giovani piante, incaricate di crescere e di diventare degne dei loro frondosi predecessori, ché anche gli alberi e non soltanto gli uomini, hanno un passato e una tradizione da onorare.

Telefono: 031 252443

Casa natale di Volta

Al n. 62 di Via Volta in Como una lapide ricorda: “Fu l’avita casa di Alessandro Volta”. Nella seconda metà dell’ottocento un’operazione di incorporazione e fusione di immobili ha mutato fisionomia alla “vecchia casa un po’ piccola settecentesca”.

Residenza di Brunate

A Brunate in Via Volta n.5 una lapide segnala che la casa del Barometraio Ludovico Monti accolse il piccolo Alessandro. Iscrizioni che ricordano le sue dimore temporanee si trovano anche a Gravedona, Regatola di Bellagio, Mosino, Lazzate, Campora.

Teatro Sociale

Via Bellini, 1 – Tel 031 270170 – http://www.teatrosocialecomo.it/ – Tutto l’anno visite guidate gratuite su prenotazione.

Telefono: 031 270170

Museo Archeologico ‘Paolo Giovio’ e Storico ‘Garibaldi’

Palazzo Giovio e Palazzo Olginati – P.zza Medaglie D’Oro. – Tel. 031 271343 – Fax 031 268053 – e-mail: musei.civici@comune.como.it. Chiuso il lunedì – Visite: da martedì a sabato: 9.30/12.30 – 14.00/17.00 – domenica: 10.00/13.00 – Biglietti: singoli € 3,00 – Scuole € 1,00 – Gruppi € 1,50 – Anziani € 1,30 – Bambini fino a 15 anni accompagnati: gratuito (le tariffe sono suscettibili di variazioni). Visite guidate su prenotazione.

Telefono: 031 271343

Pinacoteca Civica

Palazzo Volpi – Via Diaz, 84 – Tel. 031 271343 – Tel 031 269869 – Fax 031 268053 – e-mail: musei.civici@comune.como.it. Chiuso il lunedì – Visite: da martedì a sabato: 9.30/12.30 – 14.00/17.00 – domenica: 10.00/13.00 – Biglietti: singoli € 3,00 – Scuole € 1,00 – Gruppi € 1,50 – Anziani € 1,30 – Bambini fino a 15 anni accompagnati: gratuito (le tariffe sono suscettibili di variazioni). Visite guidate su prenotazione.

Telefono: 031 275524

Museo Didattico della Seta

Via Castelnuovo, 1 – Tel. 031 303180 – http://www.museosetacomo.com/ – e-mail: museose@libero.it. Visite: da martedì a venerdì: 9.00/12.00 – 15.00/18.00 – Biglietti: Singoli € 8,00 – Gruppi (10 pax) € 5,50 – Scuole € 2,60 – Gruppi e Scuole prenotazione obbligatoria.
Inaugurato nell’ottobre del 1990, questo singolare museo è allestito presso la scuola superiore del Setificio di Como. Raccoglie circa 200 pezzi dislocati su una superficie di 800 mq.

Telefono: 031 303180

Museo Tessile Fondazione Antonio Ratti

Lungo Lario Trento, 9 – Tel. 031 233111 – E-mail: fondazioneantonioratti@libero.it – Visite: da lunedì a venerdì: 9.30/17.30
Catalogo multimediale: consultazione assistita e gratuita previo appuntamento. Collezione: visita guidata a pagamento previo appuntamento.

Telefono: 031 233111

Tempio Voltiano

Viale Marconi – Tel. 031 574705 – 031 271343 – Chiuso il Lunedì – Visite: da aprile a settembre: 10.00/12.00 – 15.00/18.00 – da ottobre a marzo: 10.00/12.00 – 14.00/16.00 – Biglietti: singoli € 3,00 – Scuole € 1,00 – Gruppi € 1,50 – Anziani € 1,30 – Bambini fino a 15 anni accompagnati: gratuito (le tariffe sono suscettibili di variazioni). Visite guidate su prenotazione.

Telefono: 031 574705

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